Maggio 2018

Conclusione benedizione delle case

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Carissimi, sto concludendo in questi giorni la “benedizione delle case” e vorrei fare, con voi e per voi, alcune considerazioni “ad alta voce”....

Purtroppo, non disponendo di molte sere libere, diversi di voi “non erano in casa”; mi scuso con loro: chi lo desidera, mi chiami senza paura, cerco di ripassare! Sono stato sempre accolto e, chi non era interessato, ha reclinato la visita sempre con garbo e gentilezza.

Desidero ringraziarvi per i molti e belli incontri che ho avuto con diversi di voi! La benedizione è stata con molti occasione di conoscenza, per alcuni di dialogo, di incontro, di “sfogo”. Esco da questo gesto molto arricchito; l’incontro semplice con le vostre umanità è stato stimolo al mio cammino personale e provocazione al mio servizio di sacerdote e “pastore”. Alcuni di voi mi hanno raccontato che: “frequentano altre chiese”; altri che vivono ancora “legati ai paesi di origine”; altri, non “praticano la Chiesa”. In questo variegato panorama di esperienze umane, mi sono chiesto: “cosa c’è di simile in tutti”? Credo di poter affermare: il bisogno di incontro, di dialogo di “non essere isole separate”. Le case, a volte hanno muri di confine, cancelli efficienti e chiusi ma, appena scavi nel dialogo, mi è sembrato di cogliere spesso una “mascherata solitudine”. A volte si ricordano i “bei tempi dei cortili in cui si giocava tutti insieme”; altre volte i tempi in cui si era “più poveri ma felici”; altre volte, la “bella casa da pulire con cura”, mi è parsa più una prigione mal sopportata che una vera casa!

Mi sembra, in sintesi, di aver visto una umanità “desiderosa”. Un desiderio di incontro, un desiderio di apertura, un desiderio di amicizia! Ho visto forte questo bisogno, purtroppo “coperto da uno strato involontario”: di timore, di distanza dall’altro, quasi di sospetto, di chiusura!

Se dovessi fare un “bilancio e un invito” dopo questa benedizione delle case, direi:
usciamo, cerchiamo luoghi di incontro e di dialogo; incontriamo l’altro per arricchirci reciprocamente in umanità!

Nessuno è maestro in questo e diversi possono essere i luoghi e le forme di questo “incontro - dialogo” di umanità! Ne abbiamo bisogno noi adulti, ne hanno bisogno soprattutto i giovani. Assorbiti dalla tecnologia, rischiano, ancor più di noi, di cadere nel “buco delle cuffiette alle orecchie”, nel silenzio senza senso dei “messaggini e dei giochini”, perdendo il meglio: l’incontro con l’umanità dell’a/Altro!

Apriamoci tutti all’incontro con l’a/Altro per costruire una “città del dialogo”, non del mutismo triste e rassegnato che, sempre più, invade le nostre città!

Grazie a tutti, don Antonio.

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